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21 febbraio 2009

Barcellona - giorno 4


Appena alzati c’è la spiacevole notizia (anticipata dai lai che provengono dai nostri vicini di stanza di cui percepiamo anche i sussurri) che gli scarichi dei bagni sono intasati. Segnaliamo l’inconveniente alla reception, ma, dopo un tentativo infruttuoso, siamo invitati a cambiare camera, dalla 328 alla 338 … ci guadagniamo in scarichi funzionanti e dimensione dell’ambiente ma perdiamo non solo il balconcino sulla piazza, ma addirittura la finestra sostituita da una triste apertura che dà su una rampa interna di scale. Protesto, ma mi si dice che l’hotel è pieno. Tocca scegliere tra lo scarico e la finestra e, malgrado la mia nota claustrofobia, la scelta è obbligata. Annoto mentalmente zero babà per il Condestable.

Raggiungiamo Lorenzo a Terrassa con il metrò e andiamo con la sua macchina su fino al Tibidabo. Il nome (Haec omnia tibi dabo, si adorabis me) deriva dalla vista spettacolare su Barcellona, ma oggi c’è foschia e anche il mare sembra grigio: non sembra valer la pena venire a patti con il diavolo. La chiesa, eretta come espiazione della Settimana Tragica (1909, insurrezione popolare violentissima per non partire per la guerra in Marocco), è abbastanza brutta e fa tutt’uno con il parco giochi circostante.


Lorenzo ci porta in passeggiata intorno alla collina dove incontriamo giovani volontari che portano a correre i cani ospiti di un canile qui vicino. Ci manca molto Indi.


Poi l’appuntamento è a Can Cortes, trattoria di campagna dove Lorenzo ha prenotato una calzottada. Infatti questa è l’epoca dei calzotte, tipi di porri che Marta Giralt ci aveva già fatto assaggiare all’epoca del primo progetto Comenius. Per Lorenzo invece è la prima volta.


E’ una delle poche cose tipiche catalane, forse l’unica, in cui abbiamo più esperienza di lui.

Mangiamo bene, forse un po’ abbondante per noi frugali.


Il pomeriggio torniamo a Barcellona al Museo della Storia Catalana, un posto abbastanza divertente dove, come i bambini, facciamo le foto sul cavallo medioevale e con le armature da indossare. Tanto è Carnevale. Quando ormai è tardi ci accorgiamo che la parte più interessante è quella più vicina ai giorni nostri, al piano superiore.



Ma ormai siamo stanchi, fallisce pure l’ipotesi di un film in italiano e per stasera salutiamo Lorenzo. Noi ceneremo con un cappuccino all’angolo di piazza Università, prima di concludere la giornata nella nostra stanza cripta 338.

Domani, domenica è l'ultimo giorno: andremo a Sitges, sul mare e la sera sushi (meno peggio di quel che credevo.


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20 febbraio 2009

Barcellona - giorno 3

Mi addormento malgrado le pareti di carta che fanno sentire i respiri dei vicini. Si fa colazione di buon mattino e ci apprestiamo a raggiungere il vicino Passeig de Gratia, la zona elegante di Barcellona. Il cielo, all’inizio grigio, si rasserena: questa volta vogliamo visitare l’interno di una delle celebri case di Gaudì. Arriviamo davanti alla celebre Manzana della Discordia (gioco di parole traducibile solo in castigliano -e non in catalano- dove manzana ha il doppio significato di mela e isolato). Per visitare Casa Batlò ci vogliono ben 16,50 euro, ma Lorenzo ha suggerito il trucco opportuno: si deve salire su nei vicini magazzini Cerveice Estatiò e guardare l’interno della Batlò dalle finestre delle scale che portano ai piani superiori. Detto fatto, non è proprio come stare dentro la casa, ma vediamo i cortili interni con le celebri piastrelle azzurre, lilla e verdi.

Poi approfittiamo dei magazzini per comprare i cestini per la raccolta differenziata e un “Bock and Roll” da regalare ad Anna. I barcellonesi amano i giochi di parole e la commistione di linguaggi: il bock and roll è una tovaglietta per avvolgere il panino (boccadillo) quando si va in gita.

Due isolati e siamo ancora una volta davanti alla ondosa Pedrera, cioè Casa Milà, per me il simbolo di Barcellona, insieme alla Sagrada Familia. Questa volta sono decisa a entrare e soprattutto a raggiungere la fantascientifica terrazza abitata da enormi mostri-comignoli.

Sono 9 euro con audio guida. Già entrare nell’atrio è emozionante. Stupidamente saliamo a piedi, ma dalle scale non si vede assolutamente nulla. Al sesto piano c’è il piso aperto al pubblico: l’appartamento è luminoso e ha un’aria straordinariamente moderna rispetto alla sua epoca (1912). Non ci sono muri portanti e le stanze sono raccordate da porte scorrevoli, così che si passa da un ambiente all’altro quasi senza soluzione di continuità. Dall’ingresso, con spogliatoio annesso, si passa al soggiorno e allo studio che hanno un arredamento vecchiotto ma piacevole: dalle tendine si intravvedono gli elaborati balconi in ferro battuto, nella stanza dei bambini c’è la casa delle bambole e giocattoli d’altri tempi, la cucina con annesso tinello è estremamente accogliente. Socchiudo gli occhi e immagino di abitare qui.

Qualche fortunato comunque c’è perché gli altri appartamenti del palazzo sono regolarmente abitati.

Lo spazio sotto il tetto è l’Espai Gaudì che è tutto un susseguirsi di catenarie ribaltate.


La catenaria è la curva naturale su cui si dispone una catena appesa agli estremi e sottoposta solo alla forza di gravità: Gaudì ne preparava in grandi quantità di varia lunghezza e spessore, vi appendeva dei carichi in vari punti, le fotografava, ribaltava la fotografia e voilà, ecco le cappelle gotiche e la struttura della Sagrada Familia.

 

Un altro aspetto affascinante illustrato nello Spazio Gaudì sono le forme naturali (intrico di rami, conchiglie, scheletri di pitoni, gusci di tartarughe, pigne, pannocchie, alveari ..) che si ritrovano palesi e nascoste nei particolari architettonici.

E poi maniglie assurde che si adattano magicamente alle mani, sedie che seguono le curve delle persone sedute di qualsiasi taglia siano.

Infine .. la magica Terrazza da percorrere in lungo e in largo tra i Guerrieri di Guerre Stellari, con vista spettacolare su tutta la città e vista invidiosa sui palazzi vicini. Invidiamo persino il cane che dorme beato sul terrazzo confinante, ignaro della sua posizione prestigiosa.

Nella Tienda al piano terra compro solo un segnalibro e un magnetino da frigo perché la Raynair non ci fa superare di un etto il limite del peso delle valigie.

Avviso per i naviganti: NON fermatevi alla Bagueteria Catalana sotto la Pedrera dove ti solano 8 euro per una birra. Molto più gentili al Caffè di Francesco poco più in là.

Il metrò ci porta rapidamente alla Sagrada, già vista millanta volte, ma è solo per tenerci aggiornati su come procedono i lavori all’interno. Alle due facciate della Natività e della Passione si dovrebbe aggiungere la facciata della Gloria più un numero imprecisato di altre torri, fra cui quella enorme dedicata a Cristo con croce a tesseract. Si parla del 2020 come termine dei lavori.

Piccola fitta al cuore perché Lorenzo non abita più qui, visita al Museo della Sagrada e si torna a casa arricchiti di un altro magnetino, il quadrato magico replica di quello che c’è sulla facciata della Passione.


La sera abbiamo un invito a cena a casa di Lorenzo all’Hospitalet. Dimora provvisoria perché il ragazzo ha già fermato un piso dall’altra parte della città, nel quartiere Guinardò. (Non lo vedremo mai malgrado la mia curiosità).

Ci prepara delle pennette con sugo di zucchine, pomodorini, salsiccia e crema di tartufo, avanzo del nostro regalo di Natale. Sono ottimi.

A casa con la metrò rossa.




19 febbraio 2009

Barcellona - giorno 2


Si dorme sereni come quando si è stanchi. Al mattino solito litigio di inizio vacanza con promessa di prossima separazione. Poi però sono assorbita dalla preparazione meticolosa della giornata che dobbiamo organizzarci da soli perché Lorenzo è al lavoro (noi invece stiamo godendo di un insperato ponte di Carnevale). L’accordo di massima era di andare al Museu d’Història de la Ciutat ma devo localizzare esattamente il posto e il percorso con le mappe della fedele Lonely Planet.

Siamo a Piazza Università da cui passano tre grandi arterie: la Gran Via, la Ronda de la Universitat e il Carrier de Pelai che dobbiamo percorrere per raggiungere l’inizio della Rambla.

Sulla ormai familiare Rambla mi sento come fossi a casa mia: si cammina leggeri su questa strada che vibra sulla mia lunghezza d’onda e le cose tornano tutte al loro posto. Ricordo una magica eclisse di Luna vista dalla Rambla qualche tempo fa.

Giriamo a sinistra verso la Cattedrale Gotica che è come sempre in riparazione e ci addentriamo nei vicoli medioevali alla ricerca del Museo. Seguo la mappa come per una caccia al tesoro: nemmeno il Navigator mi dà questa soddisfazione.


Il Museo è a Placa del rei e la cosa più interessante è il percorso sotterraneo alla scoperta della Barcino romana: l’ascensore non segnala i piani ma gli anni che vanno a ritroso come in una macchina del tempo.

L’insediamento antico occupava la zona sottostante l’attuale Barrio Gotico, aveva naturalmente un cardo e un decumano che si incrociavano nel forum sotto l’odierna Placa de Sant Jaume.

Dopo una tapa di fronte alla Cattedrale cerchiamo di percorrere l’antico decumano passando per Placa Saint Miguel e Placa Reial fino a riguadagnare la parte finale della Rambla (Rambla di Santa Monica) e il monumento a Colon in vista del mare.

Il mare a Barcellona si vede sempre attraverso il porto, le spiagge sono più su a Barceloneta.

Un po’ di conciliabolo e si opta per la Cattedrale di Santa Maria del Mar che ci incuriosisce da quando abbiamo letto La Cattedrale del Mar


Il quartiere Ribera (ma Lorenzo ci dirà che viene chiamato Born) è molto vivo e forse è un po’ meno turistico del Barrio Gotico. Purtroppo la Cattedrale è inesorabilmente chiusa (e la guida parlava dell’abside più bello di Barcellona!) e possiamo solo immortalare i portatori di pietre raccontati nel romanzo e raffigurati sul portone.


L’idea di tornare con il metro viene abbandonata quando ci accorgiamo che il Born, a cui siamo arrivati con un lungo giro per il mare, è praticamente attaccato al Barrio Gotico da cui è diviso solo dalla Via Laietana. Qui vicino c’è anche il Museo Picasso che avevamo visitato l’ultima volta a Barcellona.

Così ripercorriamo a ritroso la strada per l’Hotel con qualche sosta su provvidenziali panchine (dove ho letto che la civiltà di un popolo si misura dal numero di panchine che esso offre allo stanco viaggiatore?)

In serata abbiamo appuntamento con Lorenzo e si torna di nuovo nella zona mare, sotto le due torri che si vedono sempre nei panorami: l’obiettivo è un bar con maxischermo dove seguire Fiorentina-Aiax trasmessa da una rete romena! La Fiorentina perde, ma la cena (per me carne alla brace) è ottima!




18 febbraio 2009

Barcellona - giorno1

Dal finestrino del treno che ci porta a Bologna vedo le cime innevate degli Appennini contro il cielo blu. Se non fosse per le dimissioni di Veltroni avrei l’animo leggero che si sente all’inizio di un viaggio. Si vive di entusiasmo e di speranza e oggi la giornata è un po’ appannata malgrado il sole che sembra promettere bel tempo.

Ho letto un’altra tappa di Nessuno lo saprà di Brizzi, poi mi è venuto sonno.

Il mondo è proprio piccolissimo perché a Bologna incontriamo Viviana Agostinelli: anche lei va a Barcellona, a trovare una figlia.

Mi piacevano i viaggi in aereo: la cerimonia del check in, l’abbandono della valigia, il passaggio sotto le forche caudine del metal detector e l’attesa un po’ annoiata al gate, tra pigre passeggiate tra i negozi di borse e caffè. Invece oggi è tutto uno stress: le info sono nascoste e al check in della Raynair ci dicono che la valigia supera di qualche etto i 15 kg consentiti, quindi bisogna aprirla (uffa, era stata chiusa con 1000 sforzi) e portarsi a mano qualcosa. Sono contrariata perché ora ho lo zainetto con della roba presa a caso che devo agglutinare con la mia borsa per fare un unico collo. Intanto già imbarcano e non posso fare i consueti giri tra i negozi, né prendere un cappuccino. In fila per il boarding ho modo di osservare che i bagagli degli altri passeggeri non sono agglutinati: pare abbiano fatto il check and go. Prendo nota per la prossima volta, insieme al proposito di eliminare la valigia che pesa troppo anche vuota.

In aereo non ci sono i posti numerati e le cappelliere sono già tutte strapiene: saranno i voli low cost, sarà la crisi, ma oggi il viaggio in aereo vale 0 babà.

Il volo atterra a Girona e dobbiamo prendere ancora il bus per Barcellona, destinazione Stazione Nord dove ci aspetta Lorenzo.

Dopo circa un’ora, infatti, eccolo là il nostro ragazzo, sempre più alto e magro, la ragione del nostro viaggio. Due fermate della linea rossa per approdare a Placa Universitat davanti all’Hotel Condestable

Alla Reception una ragazza italiana sta chiedendo di unire i due letti gemelli perché deve arrivare il suo fidanzato: parla come mia sorella quando imita Sabina Guzzanti che imita Valeria Marini.

Finalmente ci danno la chiave 328 (tres, dos, ocho) di una stanza con un bellissimo balconcino sulla piazza.


Lorenzo ci porta a cena all’Imprevist, ristorantino-galleria d’arte nel vicino Barrio El Raval: serata piacevolissima in cui cerchiamo di raccontarci un po’ dei nostri mondi divisi.


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10 febbraio 2009

Probabilità soggettiva

Cos’è la probabilità? Possibile che faccia parte della matematica, la cosiddetta “scienza perfetta”, questo concetto così fumoso, evanescente, degno più della sfera di cristallo di un indovino?

Bruno De Finetti (1906-1985), noto matematico italiano, disse che la probabilità non esiste. Possiamo mettere subito via la questione, allora. Attenzione! In una domanda d’esame (nel compito di matematica) si è chiesto di commentare questa frase, non possiamo liquidarla con una battuta!  

Allora chiediamoci: che senso ha calcolare la probabilità di un evento e che cos’è un evento?

 

Chiariamo subito che ci si interroga sulla probabilità di un evento che non è ancora accaduto, se un accidenti è già successo, per esempio, se oggi ho perso le chiavi della macchina, non ne posso calcolare la probabilità.

 

Potrei però arrischiarmi a calcolare la probabilità che domani dimentichi a casa gli appunti essenziali per la mia lezione. Ecco, la domanda da farsi è “Qual è la probabilità che io domani mi dimentichi gli appunti?”

 

Secondo il succitato De Finetti la risposta si basa sul mio personale grado di fiducia: poiché sono conscia della mia distrazione, potrei rispondere, che so, che questa probabilità è del 20%, invece qualcuno che ha di me una opinione affatto diversa potrebbe attribuire a questo stesso evento (gli appunti dimenticati) una probabilità minore dell’1%.

 

Bè, allora, se ognuno decide la sua personale probabilità, che senso ha tutto ciò e a cosa serve? (Sempre questa domanda, ogni volta che si studia una cosa inusuale: a cosa serve?)

A qualcosa o a qualcuno questa cosa serve, basti pensare che dietro questo concetto di probabilità soggettiva c’è tutto il mondo delle scommesse e dei giochi d’azzardo.

Non avrebbe molto senso scommettere sui miei appunti, ma se qualcuno volesse proprio organizzare una scommessa su questo dovrebbe proporre di puntare una posta su questo  evento e pagare allo scommettitore, per esempio, 10 volte la posta in caso di vincita.

Se l’incauto scommettitore ritenesse equa questa scommessa (puntare 1 per vincere 10), allora, secondo De Finetti, significherebbe che eqli attribuisce all’evento una probabilità di 1/10, cioè del 10%

 

I bookmaker accettano scommesse su tutto e spesso funzionano meglio dei sondaggi. Sono andata a curiosare su alcune scommesse che ci sono state, in giro per il web, sulle elezioni politiche italiane dell’anno scorso. In un sito ho trovato questo:

 

Puntando sulla vincita di Berlusconi alla Camera si guadagnava 0,6 volte la posta, puntando su Veltroni 3 volte la posta, puntando su Casini 100 volte la posta.

E’ ovvio che, secondo i bookmaker, Berlusconi aveva le maggiori probabilità di vittoria. Ma quanto era stata valutata la probabilità di ciascuno?

 

Puntando 1 euro sulla vincita di Berlusconi, se ne sarebbero vinti 1,6 (con un guadagno di 0,6), quindi la probabilità dell’evento BERLUSCONI VINCE (allora non ancora accaduto) era:

 

p(BERLUSCONI VINCE) = 1 / 1,6 = 62,5%

 

Naturalmente, con una posta di 10 euro, se ne sarebbero vinti 16, con una di 100 euro se ne sarebbero vinti 160 e così via.

 

Più interessante la vincita in caso di vittoria di Veltroni:

Puntando 1 euro sulla vincita di Veltroni, se ne sarebbero vinti 4 (con un guadagno di 3), quindi la probabilità dell’evento VELTRONI VINCE era:

 

p(VELTRONI VINCE) = 1 / 4 = 25%

 

 

Puntando infine 1 euro sulla vincita di Casini, se ne sarebbero vinti 101 (con un guadagno di 100), quindi la probabilità dell’evento Casini VINCE era:

 

p(CASINI VINCE) = 1 / 101 = 1%

 

 

Come per tutte le lezioni, non possono mancare gli esercizi:

 

Esercizio 1 (Obama)

 

Il giorno 1/11/2008 si poteva leggere la seguente notizia nel sito http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=10696&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

 

Per la Snai la quota per la vittoria di Obama è 1,15. Decisamente staccato il candidato repubblicano McCain, la cui vittoria è offerta a quota 5,50: per il senatore dell'Arizona i sondaggi lasciano poche speranze, ma non va dimenticato che anche nel 2004 il repubblicano George W. Bush si era presentato alle elezioni come favorito di un soffio rispetto al democratico John Kerry, ottenendo poi una larga vittoria.

 

Quali erano le probabilità di vittoria attribuite il  1 novembre 2008 ad Obama ed a McCain?

 

Esercizio 2 (previsioni per il 2009)

 

La Champions all'Inter? Per i bookmaker esteri vale (…) 7,50 contro 1. Il panorama delle scommesse curiose per il 2009 è ricchissimo, specie sui siti d'Oltremanica, che si occupano anche del calcio italiano. A cominciare dal toto allenatori: Zenga all'Inter nel 2009-10 è quotato a 16,00, Ancelotti alla Roma vale 13, (…)

C'è da dire che se in Italia la scommessa sui fenomeni di costume non ha mai attecchito più di tanto (..), oltremanica la puntata sopra le righe è il pane quotidiano dei "bookies", a volte usato come escamotage per finire sui giornali, altre per accontentare le richieste dei giocatori: l'uscita di un nuovo libro su Harry Potter , il ritorno sulle scene di Michael Jackson (entrambi a quota 34) o le sregolatezze dei personaggi più in vista (Kate Moss di nuovo arrestata vale 11, Britney Spears 19, ma stravince Amy Winehouse a 2,75) godono di un'attenzione particolare da parte dei quotisti di Sua Maestà. E proprio la famiglia reale è da sempre uno dei soggetti più amati dagli operatori britannici: dal colore del cappellino della Regina ad Ascot alla prima parola pronunciata nel discorso di fine anno, fino alle offerte sul trono: attualmente Carlo prossimo Re vale 17 volte la posta, suo figlio William capace di scalzarlo nella linea di successione alza la posta a 50.
(4 gennaio 2009) http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/giochi_e_scommesse/agipronews/curiosita2009/curiosita2009.html

 

Determina le probabilità dei seguenti eventi, sulla base di quanto asserito nell’articolo citato:

 

  1. Probabilità che nel 2009 esca un nuovo libro di Harry Potter
  2. Probabilità che l’Inter vinca la Champions nel 2009
  3. Probabilità che Carlo diventi Re d’Inghilterrra nel 2009:

 



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